ARIA DI FESTA IN CITTA’
Era uscito presto di casa quella mattina.
Come al solito aveva fatto sgolare la sua mamma per alzarsi dal letto.
Ma chi??? ******* Giovanni !!!
Giovanni era un bravo ragazzo, anche simpatico a dire il vero, ma proprio non voleva saperne
di alzarsi presto al mattino. A lui piaceva rimanere sotto le coperte a sognare e ronfare,
ronfare e sognare. La mamma, però, lo aveva costretto ad alzarsi.
Quella mattina in città c’era una gran confusione e mentre faceva colazione, con un occhio
aperto ed uno chiuso, si tappava le orecchie per il gran fracasso.
Uscì di casa presto, perché la maestra Lucia lo aveva convinto che bisognava rendersi conto di
quello che succedeva in città in quei giorni, per poi discuterne in classe.
Appena aprì la porta di casa, un colpo di vento lo accolse.
Aveva impiegato tanto tempo a pettinare i capelli che ora erano ritti e scompigliati.
Non aveva fatto in tempo ad uscire di casa che un gruppo di falchi era passato così vicino al
suo viso da sfiorarlo. Giovanni si stropicciò gli occhi e incredulo vide i falchi appoggiarsi sul
braccio di tre istruttori.
-‐ Accidenti!!! Comincia bene la giornata! – esclamò.
Incontrò quasi subito i suoi compagni di classe, Francesco Dibari, Giuseppe ed
Alberto che senza neanche salutarlo lo trascinarono al centro di piazza Duomo.
Al rullo dei tamburi gli sbandieratori avanzavano lanciando, nel cielo azzurro, le bandiere
grandissime e colorate.
Ad un tratto calò il silenzio. In piazza si sentiva solo la voce della gente che ora guardava verso
il palco che avevano allestito in piazza.
I falchi smisero di volare e gli sbandieratori salirono sul palco e fecero uno spettacolo
bellissimo. Gianfranco era incantato e si chiedeva come facessero gli sbandieratori a
lanciare tanto in alto le bandiere e poi a riprenderle con tanta facilità. Ne era convinto, una
volta a casa, ci avrebbe provato anche lui!
Gianfranco si trovava proprio sotto il palco e non si era accorto di essere stato raggiunto dai
compagni. Con loro c’era anche Antonio Favale che li convinse a rimanere.
E fecero bene perché dopo un po’ cominciò un nuovo spettacolo.
Qualcuno dava dimostrazione di come si svolgevano i combattimenti nel medioevo. Nell’aria
vibravano lance, spade e sciabole ma nessuno di loro sembrava averne paura.
Ma, non ci si poteva distrarre troppo! Un nuovo rullo di tamburi annunciava l’ingresso
dall’arco di Porta Bari di un cavaliere su un magnifico cavallo nero.
Ma non era forse il loro compagno Michele Lorusso??? E cosa ci faceva su quel cavallo???
Roba da non crederci. Giovanni, l’urlatore del gruppo, cominciò a chiamarlo a squarciagola.
Ma Michele fece finta di non sentirlo e ridacchiava tra sé contentissimo.
Era troppo impegnato a controllare il suo cavallo ed aveva già intravisto Michele Riccaldo
che lo attendeva vicino al mangiafuoco. L’uomo mangiafuoco era proprio strano, perché non
faceva che bere un liquido, portare alla bocca una torcia e poi sputare fuoco. Le fiamme erano
lunghissime e la gente indietreggiava spaventata.
Ad un tratto Giovanni urlò ancora e questa volta per dire alla gente di stare attenta. Dietro di
loro, c’era un giocoliere in equilibrio sui trampoli che giocava con i birilli. Tutte le persone lo
ammiravano, ma questa volta nessuno pensò di imitarlo.
Intanto Gianfranco, poco distante, assisteva ad una battaglia tra due omaccioni che con una
spada e uno scudo combattevano. Per fortuna facevano solo finta di combattere, anche se si
sentiva il rumore della spada che batteva proprio contro lo scudo.
Si era fatto tardi e i ragazzi cominciavano ad avere fame e forse era proprio il caso di tornare a
casa. Le loro mamme di certo gli avrebbero fatto trovare un bel pranzetto.
Provarono ad attraversare la piazza ma c’erano dei ragazzi impegnati in una piramide umana
e intorno tutta la gente a vedere. Dieci persone si erano messe in linea e poi con qualche
acrobazia avevano cominciato a salire uno sulle spalle dell’altro. Incredibile! In cima a tutti,
l’ultimo sopra, sopra, era proprio lui Francesco Moramarco! I compagni risero e
applaudirono tanto che le mani cominciarono a fargli male.
Smisero, però, di ridere quando videro Piera che si nascondeva dietro un albero.
Cos’era a farle tanta paura? Ma certo, stavano sfilando degli uomini molto cattivi che
mostravano gli strumenti di tortura che usavano nel medioevo per far confessare la verità ai
prigionieri.
Piera era coraggiosa ma, non si sa mai, meglio tenersi alla larga da quegli strumenti.
Durante quella mattinata si era formato proprio un bel gruppo, si erano divertiti e avevano
fatto un tuffo nella storia.
L’acquolina però si faceva sentire e che sorpresa fu quando videro arrivare Antonio Sforza e
Martina con una fumante focaccia senza olio preparata nell’antico forno di Santa Chiara.
Ora la giornata era perfetta, non mancava proprio nulla!
IDEATO DA:
GIOVANNI SANTORO, FRANCESCO DIBARI, GIUSEPPE MASSARO,
ALBERTO DENORA-FERRULLI, GIANFRANCO CARLUCCI, ANTONIO FAVALE,
MICHELE LORUSSO, MICHELE RICCALDO, FRANCESCO MORAMARCO,
PIERA FIORE, ANTONIO SFORZA, BACI MARTINA
della classe 1^ D
ENHORABUENA DE NUEVO POR VUESTRO CUENTO.NOS QUEDA POCO TIEMPO PARA HACER LOS DIBUJOS, PERO SEGURO QUE NOS INSPIRA ALGO INTERESANTE.MUY BUEN TRABAJO , ES COMO SI HUBIÉRAMOS ESTADO EN VUESTRA FIESTA.
ResponderEliminar